Casa Piazza Pontida

Piazza Pontida

La piazza si è formata in epoca molto antica: in questo punto si incrociavano diverse strade provenienti dalle città circostanti, e qui i viaggiatori che arrivavano a Bergamo potevano fermarsi a vendere o comprare ed incrementare i propri commerci.

Per secoli fu anche il mercato della legna, nonchè zona di piccole botteghe di artigiani e commercianti. Era come un grande mercato pieno di gente e di bancherelle: dalle case sporgevano i ballatoi in legno sotto i quali i mercanti posizionavano i banconi per esporre al riparo le proprie merci.

I balconcini furono demoliti alla metà del 1400, quando vennero costruiti i portici in pietra che caratterizzano ancora oggi la piazza.

Denominata anticamente Piazza San Leonardo, e successivamente Piazza della Legna, deve il suo nome attuale alla direttiva che da lì conduce a Pontida, luogo dello storico giuramento che nel 1167 diede vita alla Lega delle Città Lombarde che si opposero vittoriosamente a Federico Barbarossa.

Alla fine del Settecento il centro politico, sociale ed economico della città comincia a spostarsi sempre più dalla Città alta alla Città bassa. La piazza divenne il centro di Bergamo bassa, il luogo in cui si celebravano i momenti più importanti della vita comune. Quando nel 1797 scoppiò la rivoluzione bergamasca contro il dominio veneziano, proprio qui fu innalzato l'Albero della Libertà, il palo decorato simbolo della Rivoluzione Francese.

Sull'angolo sinistro del lato senza portici è presente Casa Engel, dal cui balcone Giuseppe Mazzini rivolse un importante discorso al popolo in festa il 3 agosto 1848.

La fontana sotto l'arcata dei portici della Gallinazza celebra il poeta dialettale Pietro Ruggeri da Stabello. Il monumento fu posto qui nel 1933 dal Ducato di piazza Pontida, un'istituzione che ancora oggi si occupa di tenere vive le tradizioni popolari bergamasche.

Ancora nel 1800 sotto questi portici c'erano moltissime botteghe di frutta e verdura. Si narra che le più frequentate fossero quelle delle tre "storte ortolane", tre fruttivendole un po' bruttine, ma tanto amate dalle comari, che lì si fermavano a far pettegolezzi su tutto e tutti: un vero e proprio gazzettino del quartiere.